Il nuovo formato AMP, Google e la moda mobile delle “storie”

Da pochissimo tempo Google ha lanciato le “Storie AMP”, un contenuto molto ricco dal punto di vista visuale, ideato per fornire gli editori di nuove opzioni, avendo la possibilità di inserire “storie”, proprio come si fa su Snapchat o Instagram.

Le novità

La novità riguarda le AMP (Accelerated Mobile Pages), ovvero le pagine super veloci lanciate qualche tempo fa per migliorare le prestazioni del mobile web, perché sono in grado di ridurre la velocità di caricamento. Le Storie di Google potranno essere visualizzate sia da desktop sia da mobile. Molti potrebbero vedere la mossa di Google come un tentativo di copiare proprio le storie di Snapchat o Instagram. In realtà prima ancora che esistessero questi social c’era Yahoo News Digest, una app di news che si basava davvero molto su immagini e contenuto visuale.

La strategia di Google per implementare AMP Stories Google ha dichiarato di aver reso disponibile “AMP Stories” agli editori per ottenere un feedback più esteso. Sia Hearst sia il Washington Post lo hanno confermato con molto entusiasmo. Gli editori hanno confermato che fin da principio Google ha assunto approccio consultivo, al fine di ottenere pareri per il test. Hearst e il Washington Post hanno dichiarato di vedere “AMP Stories” come un nuovo formato davvero molto apprezzato e versatile per presentare contenuti in modo nuovo sul mobile web.

La cautela da parte di Google

Tuttavia Google usa la massima cautela cercando di non uscire allo scoperto e dichiarando che il format è ancora in fase sperimentale. Ad un’attenta analisi Google avverte che potrebbero esserci potenziali problemi con la qualità dei contenuti se gli editori semplicemente riproponessero contenuto già esistente per le Storie. Per questo l’azienda di Mountain View sta li sta incoraggiando a creare contenuto apposito per le Storie. Quindi gli editori si stanno adattando per soddisfare la richiesta di Google. Gli utenti troveranno le storie cercando uno degli editori che partecipano su Google o da un link a una versione di prova delle stori su un browser mobile.

Google nei prossimi mesi cercherà di monitorare la situazione per capire come integrare al meglio le storie nella ricerca. Potrebbe addirittura nascere una sezione separata per le storie di AMP su una pagina dei risultati di ricerca Google. Il tipo di contenuti da proporre Ma su cosa sia più appropriato da produrre per “AMP Stories” c’è ancora disaccordo. Sarebbe meglio proporre “storie di news” tradizionali oppure sarebbe meglio sfruttare qualche altro canale? Dave Merrel che è il principale manager editoriale presso il Washington Post ha dichiarato che IL NUOVO FORMAT AMP GOOGLE E LA MODA MOBILE DELLE “STORIE” il candidato migliore per le “AMP Stories” sono le storie più avvincenti e accattivanti dal punto di vista visuale, ma devono essere storie che puoi raccontare attraverso poche slide.

I contenuti video come risorse principali

Inoltre Dave Merrel crede che i video saranno la risorsa principale per catturare l’attenzione degli utenti attraverso le “AMP Stories”. Quando le pagine super veloci (AMP) furono introdotte nel 2015, non tutti gli editori le apprezzarono. Google quindi ha lavorato per venire incontro a molti dubbi e incertezze degli editori stessi. In questo caso però sia Hearst sia il Washington Post si sono detti compiaciuti di come Google ha gestito la grande novità. Oltre agli editori precedentemente menzionati Google sta lavorando anche con la CNN, Meredith, Mashable, Mic, Vox e Condè Nast per sviluppare ed implementare le “AMP Stories”. Di conseguenza nasce spontanea la questione sulle entrate pubblicitarie. Brian Madden di Hearst Digital Media, ha dichiarato che Google ha pensato alla monetizzazione fin dall’inizio e che questa è costruita all’interno del prodotto stesso. Mentre dal Washington post fanno sapere che si intravedono due vie differenti per la monetizzazione. Si possono inserire pubblicità negli spazi interstiziali, oppure si possono inserire contenuti sponsorizzati nei video.

Share This Post
Ti è piaciuto l'articolo?
0 0

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>