Editoria online: presente e futuro

Editoria online

L’Osservatorio sulle testate online ha posto l’accento sulla situazione dell’editoria online in Italia, quali sono i dati in possesso, cosa sta succedendo e cosa succederà nel futuro delle notizie. Prima di tutto c’è da dire una cosa, ovvero che in Italia la metà delle testate è di tipo generalista, mentre il restante 50 % comprende testate specializzate, soprattutto in settori di Economia, Scienze, Tech, sport e calcio.

Il settore manca di aziende editoriali che hanno fatturati importanti (sopra i 300k), considerando che la maggior parte si ferma ben al di sotto dei 100k annui. C’è da dire che molti siti di news sono di livello amatoriale, a causa, forse, della scarsa conoscenza e preparazione nel saper monetizzare portali di quel tipo.

L’85% degli editori online, infatti, finanzia le testate attraverso la pubblicità online, vivendo, se possiamo dirlo, praticamente quasi solo di questo.

News e comunicazione sui social network

Ci sono stati anni in cui la critica a Facebook riguardo la mediazione delle notizie è stata molto acuta e a buon motivo. Facebook è sempre stato accusato di auto mediare riguardo la circolazione delle notizie sul proprio network, appropriandosi di un potere di controllo troppo elevato.

Negli ultimi anni sono stati molti i passi in avanti, soprattutto con la formazione di una commissione di controllo (o meglio consiglio di sorveglianza), atto a operare per decidere sui contenuti e il cui statuto afferma che “il consiglio di amministrazione può avere più prevalere su Zuckerberg o su qualsiasi altro dirigente di Facebook quando si tratta di decisioni sui contenuti” come si legge dal report di cjr.org.

La commissione avrà quindi potere sulla revisione di casi di contenuti eliminati mentre non avranno la facoltà di decidere se i contenuti non eliminati avrebbero dovuto esserlo. Lo statuto della commissione, inoltre, presenta altri veti. Ad esempio la commissione stessa non potrà decidere riguardo contenuti pubblicati sul marketplace di Facebook e nelle raccolte fondi. Non solo, ma la commissione non avrà la facoltà di decidere su fatti politici, almeno fino alle elezioni 2020.

L’istituzione di questa commissione esterna a regolamentare i contenuti sul social network è un grande passo in avanti per Facebook, soprattutto dopo i tanti problemi avuti a livello di fake news e contenuti che potrebbero aver manipolato il voto elettorale in molti Stati. Ma, apparentemente, viste le restrizioni del potere di questa commissione sembra proprio essere uno specchietto per le allodole, ovvero un “meglio questo di niente”.

Editoria e qualità del servizio

Gli utenti sono attentissimi alle notizie e così come è cresciuta la divulgazione di notizie false negli ultimi anni, allo stesso modo è aumentata, soprattutto nell’ultimo anno, la richiesta di qualità di servizio e informazione da parte dei consumatori verso testate ed editori.

Un esempio pratico c’è stato con l’ABC, il cui corrispondente dando la notizia della morte del cestita Kobe Bryant avrebbe dichiarato, inizialmente, che con lui erano presenti tutti e quattro i suoi figli, morti anche loro nell’incidente. Gli utenti non hanno gradito la notizia non verificata, successivamente smentita, ma percepita come disinformazione, causando la sospensione del corrispondente stesso da parte dell’ABC.

Il parere degli utenti conta e molto e lo dimostrano l’attenzione che gli dedicano gli editori.

Il sondaggio di Folio sugli stipendi nell’editoria

Folio ha presentato il suo rapporto annuale, realizzato in collaborazione con Readex Research su un campione di 255 redattori negli Stati Uniti. Dal rapporto si evince con chiarezza che gli stipendi degli editori restano più o meno gli stessi, subendo una leggera inflazione positiva ma, nota negativa, restano ben al di sopra degli stipendi delle colleghe donna che ricoprono gli stessi ruoli. La parità salariale è ancora molto lontana.

Il report del Columbia Journalism

Il report annuale del Columbia Journalism è molto interessante e ci offre dei dati molto importanti su cui ragionare. Più dell’80% dei profitti, ad esempio, arriverebbe dall’advertising, seguito dalle sottoscrizioni di edizioni cartacee che non arrivano neppure al 20% e le sottoscrizioni di contenuti “premium”, e quindi a pagamento, nelle versioni online. Il report indica anche che risulta fondamentale per le testate l’interazione con gli utenti e la creazione di community, grazie anche all’utilizzo dei social media. Il dialogo con gli utenti, secondo quanto riportato dal report, deve risultare chiaro e trasparente, soprattutto sui social, attraverso la mediazione e interazione con i commenti e anche attraverso la costruzione di blog direttamente sui siti delle relative testate. Il problema sorge quando la percentuale di testate che hanno la sezione blog aumenta solo quando ci sono a capo editori indipendenti.

Un dato, invece, risulta davvero preoccupante, ovvero il 22% delle testate non ha alcun tipo di piano editoriale e programmazione dei contenuti sui social media, mentre un 47% è attivo e presente sui social con uno staff dedicato. Nella percezione della reale efficacia dei social media secondo le testate c’è Facebook al comando, seguito da Twitter.

Il 55% delle testate ha una sezione blog a cui lavora lo staff della testata stessa, mentre il 25% dei blog delle testate è coordinato da freelance o copy a contratto. Il 16% di questi blog ha effettivamente un controllo della veridicità dei contenuti (fact-checked).

Per quanto riguarda i commenti sui siti delle testate il 12% non è sottoposto a moderazione, il 15% non ha neppure un sistema automatico di moderazione, mentre nel 45% delle testate sono dei membri dello staff incaricati di moderare i commenti secondo la loro discrezione.

Previsioni per il futuro

Una cosa è certa, cioè che i giornali costano molto e molti editori e investitori stanno tagliando i costi riducendo i posti di lavoro o addirittura vendendo le testate per poter investire in altri settori, questo, soprattutto, nel mercato nordamericano. L’attenzione al mondo del giornalismo, soprattutto online, a livello internazionale è importante e segno di qualcosa che deve cambiare. C’è la necessità di un giornalismo vero, libero da ogni forma di politica e influenza. Ma anche un giornalismo libero nel senso di non oppresso, libero di esporre una critica che pone dei quesiti, che ci stimola a pensare e riflettere, un giornalismo che pone l’attenzione su temi importanti, su crimini, frodi, che faccia luce su notizie oscure, che non abbia paure e barriere. La critica è fondamentale e indispensabile per la crescita della nostra società, per stimolare la politica e i parlamenti a prendere provvedimenti ed emanare leggi che rendano le nostre democrazie migliori di quello che siamo oggi. Perché, in teoria, dovremmo andare avanti e non tornare indietro.

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