Perché e come monitorare sempre velocità e performance del tuo sito

Il successo nel campo della SEO non può derivare soltanto dalla comprensione di come cambia l’algoritmo di Google oggi, ma anche attraverso la previsione di come cambierà Google domani. Da quello che si evince sembra sempre più chiaro che Google sposterà sempre di più il focus sulla user experience. In tal senso la velocità di caricamento delle pagine su mobile (e non solo) sarà sempre più centrale.

Google sta facendo grossi investimenti sulla performance delle pagine e ci sono altri indicatori che mostrano quanto critico stia diventando questo fattore anche in ottica futura. Per esempio:

  • AMP: (Accelerated Mobile Pages Project). Questo progetto è stato creato per portare più informazioni all’interno delle SERP, in modo tale che queste arrivino all’intento del visitatore più velocemente. Il desiderio di Google è quello di servire i suoi utenti con contenuti che si carichino in un istante su qualsiasi dispositivo, ma per farlo è necessario che depositi più contenuti nel suo stesso cloud.
  • Google Fibra: Google Fiber è il progetto di Google per portare a tutti una connessione internet più veloce attraverso un web più veloce. Un internet più veloce significa una presenza sempre più importante del web nella nostra vita ed è la base del successo dell’internet delle cose. Solo quando l’installazione della fibra su scala globale avrà raggiunto livelli soddisfacenti, allora internet comincerà a toccare il suo pieno potenziale.
  • Linee Guida di Google agli sviluppatori: dicono che un buon sito ha un tempo di risposta di 200 millisecondi e un tempo di caricamento della parte superiore della pagina di un secondo. Questo offre la dimensione di quanto Google stia puntando sulla velocità.

Ora che abbiamo spiegato quanto sia importante per Google la velocità delle pagine, come può, chi lavora nel web marketing e SEO, operare per fare in modo che la verifica della velocità faccia parte della propria routine SEO?

Un primo passo può essere quello di reperire fonti di dati. D’altronde la SEO è un settore che si regge proprio sui dati e gli stessi dati sulle performance di un sito, non sono poi tanto diversi da quelli sul posizionamento, la CTR e le impressions.

Si raccolgono dati, li si analizza e si determina il corso delle azioni richieste per spostare le metriche nella direzione desiderata. Funziona allo stesso modo per la velocità di caricamento delle pagine.

velocità pagine di un sito

Strumenti da usare

Riguardo agli strumenti che misurano la velocità delle pagine è necessario ricordarsi che non sempre questi sono estremamente precisi. Per questo è meglio usare almeno 3 strumenti per raccogliere le metriche generali sulle performance e fare i dovuti raffronti.

Dopotutto i dati sono utili soltanto se sono affidabili. In base ai siti sui quali si lavora si può avere accesso ai dati in base a determinate scadenze.

Alcuni strumenti come DynaTrace, Quantum Metric, Foglight, IBM e Tealeaf sono utili per ottenere dati, ma possono avere costi elevati oppure le loro funzioni sono spesso disponibili con licenza limitata.

Se l’aspetto economico è un problema per te puoi sempre prendere in considerazione altri strumenti come:

  1. Google Page Speed Insights: a prescindere dai Tool cui hai accesso è importante conoscere quello che percepisce Google sulle performance delle tue pagine.
  2. com: uno strumento solido per raccogliere tutte le metriche di base, è anche in grado di offrire consigli per il miglioramento della performance. Inoltre da la possibilità di fare test sui server internazionali, il che è molto importante se il traffico sul proprio sito arriva anche dall’estero.
  3. GTMetrix: simile a PingDom.com con alcune funzioni differenti.
  4. org: ha un’interfaccia utente difficile da usare, ma offre tutte le metriche più importanti.

Il consiglio è quindi quello di utilizzare diversi tool per capitalizzare i benefici del singolo strumento. È importante capire se i dati provenienti dalle diverse fonti vanno nella stessa direzione. Quando così non fosse potrebbero esserci problemi più profondi da risolvere.

Campionare per capire

Se da una parte è davvero fattibile analizzare un singolo URL sul quale stai lavorando, se davvero vuoi ottenere un cambiamento nelle metriche sarà importante avere una visione d’insieme.

Per farlo è importante usare un approccio basato sulla campionatura. Cosa significa? Se stai lavorando su un sito di ecommerce, per esempio e la URL che hai preso in considerazione afferisce a una specifica pagina prodotto, puoi ottenere le metriche sull’URL specifico e in seguito misurare le metriche di altri 10 prodotti per ottenere una media.

Potrebbero esserci pagine del tutto a se stanti come velocità, oppure può capitare che tutte abbiano più o meno la stessa velocità.

Grazie ai dati che ottieni con gli strumenti consigliati in precedenza, puoi guardare nel codice, nell’infrastruttura e nell’architettura del sito per determinare quali miglioramenti sono necessari per portare le metriche vicine a quelle richieste da Google.

Con PingDom è possibile approfondire ulteriormente la questione per capire cosa rallenta le pagine. Il diagramma a cascata dimostra quanto tempo è richiesto per caricare ogni elemento della pagina.

Si possono anche individuare gli elementi che richiedono più tempo nel caricare ordinandoli per peso e tempo di caricamento.

Lavorando con i designer delle pagine è importante chiedergli se valutano l’utilizzo di materiali e web-safe fonts per il loro lavoro.

Valuta in base ai tipi di file

Il peso della pagina può essere anche valutato in base al tipo di file per determinare se ci sono troppi script o elementi del CSS nella pagina. Una volta identificati gli elementi che richiedono maggiore attenzione, fai un “visualizza sorgente” sul tuo browser per verificare dove si caricano gli elementi della tua pagina. Controlla meglio se ci sono elementi del CSS di troppo, font o JavaScript che si caricano nella sezione HEAD del documento.

La sezione HEAD deve caricarsi prima del corpo del documento. Se ci sono elementi non necessari nell’HEAD è davvero raccomandato eliminarli, altrimenti non si raggiungerà mai l’obiettivo del secondo di caricamento deciso da Google.

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